Allegria non stava mai ferma, saltava da tutti le parti e raccontava di credere alla fine del mondo nel 2012, diceva che voleva vedere la fine con tutti, e per questo non si suicidava.
Ridere, era come sempre al mio fianco, e nel suo coma si riposava sulla sedia. Ridere è una di quelle persone che fanno cinema stando fermi, un altro mondo, disinteressato, scazzato, perennemente stanco. Lui è il classico amico degli anni zero, quello che ti fa sganasciare dal ridere fino a quando non ti fanno così male gli addominali che capisci che forse vuoi di più.
Tutto nasce dal basso, si dice, e noi stavamo giù.
Giù era anche lei. Cosa ci faceva qua? Mi salutò d'improvviso.
Lasciai che Allegria andasse a contagiare con i suoi saltelli qualcun'altro e che Ridere rimanesse in trance sulla sua sedia. Non potevo far nient'altro, ero completamente concentrato su di lei, e iniziai uno di quei discorsi che dovono essere per forza accompagnati da una sigaretta e un sorriso. Parlavamo di Parigi, e di quanto i discorsi, seppur seri, non fossero mai seri. Soprattutto parlavamo dei semini nella frutta. Lei li odiava nell'anguria, io nell'uva. Fastidiosi ma creativi, poichè i semini non sono altro che il guscio delle idee della natura, sono il futuro della specie. Come il futuro della musica, le ho detto. Infatti a Rotterdam fanno la lirica con l'elettronica. Fastidioso che ora il suono venga da un computer, ma creativo.
E in attesa del futuro, il presente e lei, lasciandomi a guardare il suo fermacapelli mentre saliva le scale, lo stroncò. Bellisima è salita.
Amen, dovevo iniziare a pensare alla mia commedia. E mentre lei saliva, la protagonista scendeva, che poi protagonista è diventa solo in quel momento. Mi ha imposto di scrivere. Alta, magra e bella. Resa particolare da quel suo taglio di capelli, a me il suo volto sembrava un disegno di Schiele. Era un personaggio perfetto per la mia Commedia Comasca. Un attrice, stanca di tutte quelle parole che ai piani alti si dicono. Ce lo disse lei, era scesa alla ricerca di semplicità. Ma il silenzio, che io e Ridere stavamo costruendo dentro il casino dei nostri pensieri, lo ruppè proprio lei, che Aulicamente (o forse onomatopeicamente) parlava della pace che cercava. Era incredibile come mischiasse Eleganza e Ferocia nei suoi discorsi. Credevo fosse persa, invece si mostrava sicuro di ciò che stava facendo. Salimmo. Il buio della notte diventò le luci di un set, la ghiaia un prato inglese, un discorso un monologo recitato, i vestiti costumi di scena.
La commedia si faceva da sola. C'erano i figli sfigati di quelli importanti, essenziali per far capire a chi vuole sfondare che quelli sono da evitare. Li riconosci subito, sono quelli che si mettono su, anche se non c'entrano niente con il resto. Sono lì.
Alla nostra destra i top della festa, quelli che prima di uscire si sono controllati duemila volte il look, che in macchina hanno ripassato i punti forti del loro discorso e gli argomenti che sono glamour. Li mostro meglio, nel mio spettacolo, sono quelli illuminati che hanno la sigaretta in bocca solo quando parlano (il momento in cui l'attenzione è su di loro), gli serve per le pause, si muovono platealmente per rendere più grande la loro storia, e ascoltano quella degli altri con la paura di essere battuti e la consapevolezza che ciò non avverà. Tra di loro ci sono gli attori che muovono questa commedia. Derek Foreal che zampetta da un gruppettino all'altro tra inchini e baci, parla con una voce smielata (insopportabile sugli uomini, ma chissà come mai tutti la trovono carina...). Intrattiene gli ospiti, vuole che tutto sia perfetto. Alla sua festa tutti devono essere. Controllata la situazione, ritorna al suo posto, cioè a fianco dei due belli della festa. Sono quelli che parlano meno di quanto ridano alle battute degli altri.
Alla loro bellezza naturalmente è attacata Mangiasogni. Rossetto, alcool e sigaretta.
Se non la conoscessi rimarrei anch'io ammaliato dalla sua voce e dal suo modo di pensare. Dalle sue labbra. Mangiasogni sembra la promoter di tutti i talenti, in realtà vuole solo controllarli e delimitarli. è la promoter di se stessa. Mangiarti niente di più. Sorrido a vedere che non è cambiata, mi vede e controllandosi le scarpe in un momento di pausa dalle riprese della loro conversazione mi chiede una sigaretta, pronta per tornare a parlare al ciak.
Sorrido, e questo fa entrare anche me nella commedia. Maglietta a V bianca, larga e piena di colori, pantaloni neri stretti e barba lunga. Sono quello che sembra un artista solitario, di quelli superiori, che non si mette neanche a parlare. Di quelli che a vista ti stanno sul cazzo, e dopo che gli hai parlato ancora di più. Ma posso scavare di più in questo personaggio giacchè sono io, chi è questo finto artista? semplicemente uno sconfitto dall'Amore, che ha perso l'interesse nella vita.
I personaggi sono finiti, la festa si sta svuotando, ma in cielo vedo ancora le scie che cercano di andare sempre più su. Vince chi arriva più in alto, tutto è valido. Peccato che nessuno ha spiegato dove sia la cima, e mentre si rincorrorono e ostacolano e si sorpassano mi fermo e smetto di partecipare alla gara, pensando che forse quello che che noi crediamo cielo sia mare e quello che crediamo apice sia abisso.